DOTT.ANTONIO SANTORO

Curriculum - esperienze lavorative

Ho studiato Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Pavia, intraprendendo sin dal terzo anno di corso il tirocinio presso la clinica casimiro mondino nella disciplina di neuropsichiatria infantile.

Laureato con il punteggio di 102/110 discutendo una tesi di laurea sperimentale dal titolo: “aspetti clinici e problemi classificativi delle cefalee in adolescenza”, ho proseguito il percorso di studi a Torino, dove ho frequentato il prestigioso ospedale infantile “Regina Margherita” e ho avuto modo di affrontare lo studio della branca di neuropsichiatria infantile nella sua complessità, spaziando dalla neurologia alla genetica, all’epilettologia, ai complessi quadri sindromici neuro pediatrici quali le patologie neurodegenerative, le miopatie e le distrofie muscolari, senza tralasciare le neuropsicologia e la psicopatologia.

Ho conseguito la specializzazione in Neuropsichiatria infantile con votazione 70/70 discutendo una tesi dal titolo “Le disfunzioni neurologiche minori quali esito nelle meningiti infantili. Un follow up a distanza”.

Durante questi anni ho arricchito il mio bagaglio umano oltre che professionale attraverso numerose esperienze collaterali tra cui gli studi sperimentali sull’efficacia del Topiramato nelle encefalopatie epilettiche infantili, l’utilizzo del metodo Brazelton nella valutazione complessiva dello sviluppo del neonato, un percorso di supervisione secondo la tecnica dell’Infant Observation di M. Perez Sanchez e di supervisioni cliniche con la possibilità di acquisire preziose competenze nel campo della psicopatologia infantile in un’ottica psicodinamica oltre che strettamente psichiatrica.

Ho inoltre parallelamente condotto un’attività di guardia medica in territori metropolitani e rurali, scoprendo quanto bisogno di cura nascosto e inespresso vi sia nel tessuto sociale, in particolar modo nel campo della psichiatria e della psicopatologia riguardante sia la vita adulta che infantile.

Al termine degli studi ho avuto l’opportunità di essere assunto presso l’A.O. Niguarda di Milano, uno dei più grandi Ospedali metropolitani in cui ho avuto l’onere e l’onore di cimentarmi con i grandi bisogni di cura di una popolazione variegata e multietnica. L’attività di D.H. specialistico e la consulenza nei diversi reparti internistici a pazienti con comorbidità, ai politraumatizzati del centro ustioni e dell’unità spinale; la collaborazione presso gli SPDC adulti e la diretta gestione della Comunità terapeutica “I Delfini” per la cura degli adolescenti affetti da grave psicopatologia, sono le principali attività svolte parallelamente all’attività territoriale di tipo ambulatoriale, in cui ho sviluppato specifici approcci terapeutici stimolato dalle principali richieste d’aiuto degli utenti.

Tra le diverse esperienze formative mi piace ricordarne alcune che ritengo essere state determinanti nella definizione del mio approccio alle tematiche del disagio giovanile, alle quali ho dedicato gran parte della mia attività professionale, avendo trattato in tutti i possibili contesti di cura ivi compreso il trattamento residenziale in comunità terapeutica i gravi disturbi di personalità e della condotta:

Master in tecniche di psicoterapia di gruppo di matrice psicoanalitica; studio di tecniche di psicoterapia cognitiva per i gravi diturbi di personalità quali la Dialettic Behaviour Therapy; competenze di arteterapia, Photolangage, dispositivi di cura transculturali, attraverso la collaborazione con associazioni del terzo settore ed i colleghi dell’etnopsichiatria adulti; applicatore di Programmi di Arricchimento Strumentale e di Valutatore della propensione individuale all’apprendimento dinamico. Grazie a queste preziose esperienze e collaborazioni ho accumulato una considerevole esperienza ed efficacia nella cura di:

disturbi di personalità, del comportamento e della condotta; disturbi psichiatrici o di adattamento (disturbi post traumatici da stress) e disturbi su base affettivo relazionale.

Svariate sono le problematiche per le quali può sorgere un bisogno di consultazione neuropsichiatrica in particolare in adolescenza; tra questi ad esempio diisagi di tipo esistenziale, derivanti da difficoltà di affermazione ed integrazione in contesti sociali ostili ed espulsivi (disordini alimentari, condotte a rischio, dipendenza dai social, fenomeni di devianza di gruppo, ritiro relazionale, dipendenza da sostanze, ludopatia, reattività all’ambiente familiare).


Nel continuo adattamento al contesto ed ai bisogni da esso espresso, la crescente richiesta nel campo dei disturbi degli apprendimenti scolastici mi ha portato ad interessarmi dei processi di apprendimento in un’ ottica pedagogica oltre che neuropsicologica in senso stretto, arrivando ad acquisire una teoria ed una prassi di valutazione ed intervento che integra i concetti di misurazione statica del ‘potenziale cognitivo’ personale con metodologie di potenziamento cognitivo di gruppo e di valutazione dinamica del potenziale di apprendimento individuale.

Con esso, l’attenzione al tema della disabilità, intesa come elemento di rischio per una mancata inclusione sociale e quindi variegata nelle sue possibili espressioni più di tipo relazionale (fobie sociali, Hikimomori, Asperger, devianza, dipendenze) che prestazionale, scolastico e lavorativo (disturbi emotivi, dell’attenzione, delle funzioni logiche, prassiche e pragmatiche). Al riguardo la grande esperienza con le problematiche evolutive di tipo emotivo, affettivo e della condotta unite alle competenze in ambito riabilitativo sia cognitivo che relazionale consentono un intervento mirato ed efficace.

Altrettanto importante dal punto di vista sociale, anche se di minore portata dal punto di vista complessivo di tipo clinico, è l’interesse per le problematiche legate alla genitorialità. Molte sono le famiglie in difficoltà sia dal punto di vista strutturale (famiglie con genitori fuori sede, separati) o con difficoltà su specifici comportamenti problema (alimentazione, ludopatia, bullismo, tricotillomania, fobia scolastica o sociale ecc.). In tal senso sono particolarmente efficaci il counseling neuropsichiatrico con intervento sulla coppia genitoriale, ove presente, e le attività formative e informative a livello territoriale.

In quest’ottica si inserisce l’attività di Consulente tecnico per il T. O. in cause di separazione o per il T. d. M. in cause di valutazione del danno o di valutazione della potestà genitoriale.

Tra le diverse attività divulgative riguardanti tematiche specifiche, oltre a numerose partecipazioni a convegni e corsi di formazione, segnalo le pubblicazioni sul volume, “CULTURE CHE CURANO” Ed. Borla 2016; “CAPIRE E CURARE GLI ADOLESCENTI“ Ed. Guerini e associati 2012; DISPOSITIVI DI CURA TRANSCULTURALI, Ed. Franco Angeli 2010.


Dal 2017 ho concluso dopo 12 anni l’esperienza presso L’A.O. Niguarda di Milano per investire professionalmente in una nuova esperienza presso l’A.S.L. Lecce, mia città d’origine, dove ho lavorato inizialmente presso il poliambulatorio di N.P.I. con sede in Maglie, Supersano e Gallipoli; dal maggio 2018 collaboro con colleghi della psichiatria adulti nella gestione dell’Articolazione per la Tutela della Salute Mentale presso la C. C. “Borgo San Nicola di Lecce”, prima esperienza di residenzialità per pazienti psichiatrici autori di reato realizzata a seguito della chiusura degli O.P.G. e struttura di riferimento regionale nella regione Puglia.

Nel solco della tradizione dei più illustri colleghi della storia della psichiatria e della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, ho sempre ritenuto efficace interpretare il ruolo in una dimensione ‘sociale’, profondamente rispondente ai bisogni dell’utenza, intendendo con essa non solo il principale oggetto di attenzioni, cioè il minore, ma anche, e a volte soprattutto, i suoi genitori e tutti coloro che indirettamente possono veicolare principi di cura e soddisfazione di bisogni: il mondo della scuola, della famiglia, delle istituzioni quali assistenti sociali, psicologi, giudici, forze dell’ordine, associazioni socio educative. Soltanto attraverso questi interventi definibili impropriamente ‘indiretti’ è possibile superare le barriere offerte dalla mancanza di consapevolezza di cura, dalla molteplicità di contesti interferenti e disfunzionali e difficoltà di reclutamento ambulatoriale.